Ripensare il sistema alimentare nel post-pandemia

Per affrontare problemi come le malattie croniche, il riscaldamento globale o la pandemia da Covid 19 occorre ripensare il sistema di produzione e consumo alimentare.

Novembre 2021

È una verità difficile da digerire: produciamo una quantità di cibo senza precedenti per nutrire una popolazione sempre più numerosa, ma una persona su tre soffre ancora la fame.

Questo paradosso, noto come il doppio fardello della malnutrizione, dimostra la gravità della crisi alimentare che l’umanità deve affrontare.

Attualmente, nel mondo, due miliardi di persone sono in sovrappeso o obese e ogni sera 830 milioni vanno a letto a stomaco vuoto. Tuttavia è un problema che non riguarda solo la salute pubblica, ma anche quella dell’intero pianeta.

In effetti, se si incrementa la produzione alimentare utilizzando le tecniche attuali si rischia di aggravare la deforestazione e di aumentare le emissioni di gas serra. È una pillola ancora più difficile da mandar giù se si pensa che sarebbe assolutamente possibile disporre di cibi sani, economici e sostenibili per tutti.

Basterebbe un pizzico di immaginazione in più. Per esperti come Sandro Demaio, PhD e CEO di VicHealth, autorità indipendente per la promozione della salute dello Stato di Victoria in Australia, l’alimentazione, o piuttosto la produzione e la consumazione alimentare, è all’origine di molti dei problemi socioeconomici, ambientali e sanitari che si sono abbattuti sul nostro pianeta dal 2010 in poi.

A suo parere, le malattie croniche, il riscaldamento globale o persino la pandemia da Covid-19 hanno sempre a che vedere con il nostro rapporto con il cibo.

“L’alimentazione è un tema trasversale, un 'filo rosso' che unisce molte delle principali sfide che il mondo è chiamato a raccogliere,” spiega Demaio. “Fondamentalmente dobbiamo cambiare il modo di produrre, consumare e sprecare il cibo rivedendo il nostro sistema.”

Il costo degli snack economici

Ripensare completamente il sistema alimentare mondiale non è semplice perché significa rivedere produzione, trasformazione, confezionamento, trasporto, marketing, consumo e smaltimento dei rifiuti. In altri termini, si dovrebbe reinventare la prassi attuale in cui il consumo è prioritario rispetto alla salute della popolazione e del nostro pianeta.

Innanzitutto bisognerebbe smettere di inondare il mercato di snack pratici, ma ipercalorici e a basso valore nutritivo, e di riempire gli scaffali di offerte 'paghi uno e prendi due' e cominciare a ridurre le porzioni enormi dei ristoranti.

“Se siamo in grado di produrre a basso costo cibi calorici appetitosi, ma dannosi per la salute, di incrementarne la domanda con massicce campagne pubblicitarie e di venderli a prezzi tenuti artificialmente bassi — perché non paghiamo mai le conseguenze a cui vanno incontro i clienti finali sul piano sanitario o sociale — il risultato è una disfunzione del mercato e un consumo eccessivo. Ciò contribuisce al dilagare dell’obesità nel mondo e persino al cambiamento climatico,” afferma Demaio.

Nel rapporto rivoluzionario pubblicato nel 2019 la EAT-Lancet Commission propone una serie di soluzioni alla crisi alimentare.

Gli autori suggeriscono di varare una vasta gamma di misure, ad esempio diminuire il consumo di carne rossa, cibi confezionati e zuccheri aggiunti, dimezzare lo spreco alimentare e introdurre processi produttivi più sostenibili per ridurre l’utilizzo di acqua e fertilizzanti.

ltre proposte potrebbero emergere dal vertice ONU sui sistemi alimentari previsto per il prossimo anno, un convegno mondiale di portata storica che – Demaio non è il solo a pensarlo – potrebbe segnare una svolta nel processo di riforma.

Gli esperti del settore sperano che il vertice si traduca in impegni internazionali, in una molteplicità di politiche specifiche per combattere la fame e l’obesità o in una sorta di 'accordo di Parigi sull’alimentazione'.

“In linea di massima, l’obesità è solo un campanello d’allarme. La radice del male va ricercata nel concetto di esternalità. L’idea che sia possibile produrre, promuovere e vendere qualcosa a un prezzo che non riflette del tutto il costo sostenuto dalla società o dal nostro pianeta non solo costituisce un grande problema, ma rappresenta anche un ostacolo all’innovazione e al progresso poiché distorce il funzionamento del mercato rendendo meno interessante offrire e produrre su vasta scala cibi nuovi e più sostenibili.”

“(L’introduzione di misure fiscali, ad esempio di un’imposta su determinati prodotti alimentari o della sugar tax) è un primo passo verso l’internalizzazione di questi costi indiretti. Il mercato va riequilibrato praticando prezzi che riflettano la realtà dei fatti.”

Da parte sua, l’Organizzazione mondiale della sanità, per cui Demaio ha lavorato in qualità di funzionario medico specializzato in malattie non trasmissibili e nutrizione, raccomanda l’imposizione della sugar tax per combattere contro l’obesità e altri disturbi.

L’organizzazione con sede a Ginevra stima che negli Stati Uniti un’imposta dell’1% all’oncia (pari a 30 grammi circa) sulle bevande zuccherate consentirebbe di risparmiare in dieci anni oltre 17 miliardi di dollari USA sulle spese sanitarie.1

Le cifre confermano che il sistema funziona. Nel Regno Unito, da quando nel 2018 è stata introdotta la tassa sulle bibite con oltre 5g di zucchero per 100ml, si è registrato un calo del 29% del contenuto di zucchero nelle bevande, pari a una riduzione annua di 37,5 miliardi di chilocalorie.2

Un compromesso tra alimentazione e ambiente

Queste riforme potrebbero avere anche effetti estremamente positivi sull’ambiente.

La produzione alimentare è un’attività ad alto consumo energetico che attinge a piene mani alle risorse limitate del nostro pianeta, soprattutto quelle agrarie e idriche, ed è responsabile del 25% delle emissioni mondiali di gas serra.

Secondo uno studio pubblicato dal Potsdam Institute for Climate Impact Research e dallo Stockholm Resilience Centre (SRC) insieme ad altre organizzazioni, quasi la metà degli alimenti che consumiamo oggi viene prodotta con tecniche che hanno pesanti risvolti negativi per l’ambiente, come la perdita di biodiversità, il cambio di destinazione d’uso dei terreni, l’utilizzo di acqua dolce e i flussi di azoto.3

Tuttavia, esistono soluzioni che consentono di trovare un compromesso tra sicurezza alimentare e tutela ambientale.

I ricercatori hanno scoperto che, adottando sistemi di produzione e di consumo più sostenibili, sarebbe possibile nutrire, senza arrecare danni significativi all’ambiente, una popolazione mondiale che potrebbe raggiungere i 10,2 miliardi di persone.

In particolare, ritengono che un utilizzo più razionale delle risorse idriche nelle aziende agricole dotate di impianti di irrigazione e di recupero dell’acqua piovana possa triplicare o quadruplicare il rendimento delle colture nelle zone meno produttive, con un potenziale aumento dell’approvvigionamento alimentare netto mondiale di almeno il 20%.

A loro avviso, anche la riduzione dello spreco alimentare e della produzione di carne che richiede notevoli quantità di acqua contribuirebbero all’aumento dell’approvvigionamento alimentare netto poiché compenserebbero il potenziale calo della produzione dovuto all’introduzione di misure volte a favorire un’agricoltura più sostenibile.

Inoltre, l’impatto sull’ambiente sarebbe positivo. Stando alle stime, se venissero realizzate, tali misure renderebbero possibile un sequestro netto di 75 giga-tonnellate di carbonio rispetto ai metodi agricoli attuali.

Ciò rappresenta una riduzione della concentrazione di CO2 nell’atmosfera di 35 parti per milione che andrebbe a controbilanciare il contributo fornito al riscaldamento globale dal cambio di destinazione d’uso dei terreni.

1 Organizzazione mondiale della sanità (‎2017)‎. Taxes on sugary drinks: Why do it?. Organizzazione mondiale della sanità. https://apps.who.int/iris/handle/10665/260253. License: CC BY-NC-SA 3.0 IGO
https://www.gov.uk/government/news/new-report-shows-further-sugar-reduction-progress-by-food-industry-1
3 Questo studio è basato sul modello dei limiti planetari, un sistema creato dall’SRC e da altri famosi scienziati per fissare delle soglie che l’attività umana non dovrà oltrepassare. Più cibo produrremo con le tecniche attuali, più supereremo queste soglie ambientali, destabilizzando a lungo termine il sistema naturale. Per maggiori informazioni cfr. Gerten, D., Heck, V., Jägermeyr, J. et al. Feeding ten billion people is possible within four terrestrial planetary boundaries. Nat Sustain 3, 200–208 (2020). https://doi.org/10.1038/s41893-019-0465-1; see also Rockström, J., W. Steffen, et al. (2009) Planetary boundaries: exploring the safe operating space for humanity. Ecology and Society 14(2): 32. http://www.ecologyandsociety.org/vol14/iss2/art32/

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Alessandra Losito
Direttrice generale di Pictet Wealth Management in Italia

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