Weekly house view | Il più grande accordo petrolifero della storia
La settimana in rassegna
Il presidente Donald Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti hanno concluso un accordo per prendere il controllo di 65 miliardi di barili di petrolio venezuelano in quello che ha definito «il più grande accordo petrolifero nella storia mondiale». Il petrolio continua a transitare attraverso lo Stretto di Hormuz, ma le carenze di combustibili stanno diventando evidenti, come dimostrano i prezzi più alti della benzina negli Stati Uniti e del diesel in Europa, nonché i limiti alle vendite in Russia.
Mosca ha avvertito che potrebbe colpire obiettivi militari britannici in risposta agli attacchi ucraini condotti con missili britannici contro obiettivi all’interno del territorio russo, incluse alcune raffinerie.
Al convegno dei banchieri centrali a Jackson Hole, il presidente della Federal reserve Kevin Warsh ha segnalato che la Fed è pronta ad alzare i tassi d’interesse se l’inflazione non rallenterà in tempi brevi. «Dobbiamo essere certi che l’inflazione di fondo stia andando verso il nostro obiettivo, in modo chiaro e ad una velocità sufficiente» ha detto. «In caso contrario, avremo del lavoro da fare».
Gli Stati Uniti hanno annunciato un «D-Day economico contro l’Iran», minacciando di bloccare i finanziamenti in dollari USA a chiunque ricicli denaro iraniano. Secondo alcune indiscrezioni, gli Stati Uniti starebbero anche valutando di imporre un dazio del 7,5% sulle importazioni di beni dalla Cina, motivato da accuse di eccesso di capacità produttiva, prima del vertice in programma tra Xi Jinping e Trump il mese prossimo.
La Reserve Bank of Australia ha abbassato il proprio obiettivo di riserve valutarie in dollari USA dal 55% al 45% alla fine di agosto 2026, riallocando i fondi in euro.
Nel mondo societario, Nvidia ha comunicato risultati superiori alle attese e ha formulato una previsione di crescita dei ricavi di circa il 70% nel prossimo anno fiscale. Lo S&P 5001 ha guadagnato lo 0,5% nella settimana.
Citazione della settimana
"I governi che difendono i prezzi contro i fondamentali perdono sempre» ha scritto Stanley Druckenmiller, ex mentore del segretario del Tesoro Scott Bessent, riferendosi al piano di riacquisto di titoli di Stato proposto da Bessent. Sui media è apparsa la notizia che Tesoro potrebbe utilizzare il proprio conto generale, che ammonta a quasi 1 trilione di dollari, per contribuire a finanziare l’incremento degli acquisti di titoli di Stato.
Dati chiave
L’indice dei prezzi core personal consumption expenditures (core PCE), la misura dell’inflazione preferita dalla Fed, è salito dello 0,2% mese su mese a luglio e del 3,3% anno su anno - un livello non troppo alto ma neppure basso. Gli ordini di beni durevoli negli Stati Uniti sono aumentati dell’1,1% a luglio, facendo meglio del +0,5% atteso. L’indice IFO tedesco sulla fiducia delle imprese è migliorato più del previsto.
L’inflazione complessiva ha registrato un balzo in Francia e Spagna ad agosto per effetto del rincaro dei prezzi energetici, ma le pressioni sull’inflazione di fondo si sono attenuate. Una proposta del candidato presidenziale francese di estrema sinistra Jean-Luc Mélenchon secondo cui la Francia dovrebbe cancellare parte del proprio debito nazionale ha pesato sui titoli di Stato e sulle azioni francesi.