Stablecoin e euro digitale
Visioni divergenti sulla moneta digitale
In particolare, gli approci che Stati Uniti ed Europa stanno adottando sono divergenti. Gli Stati Uniti danno priorità alle stablecoin garantite dal dollaro emesse dal sistema privato, con l’obiettivo di rafforzare il ruolo del dollaro, mentre l'Unione europea (UE) privilegia un euro digitale centralizzato, per salvaguardare la sovranità e la stabilità finanziaria. Le stablecoin occupano oggi una posizione unica all'intersezione tra asset digitali, mercato dei cambi, infrastrutture di pagamento e politiche pubbliche. Qualora venissero adottate su larga scala come moneta – svolgendo la funzione di unità di conto, mezzo di scambio e riserva di valore – potrebbero avere un profondo impatto sul sistema finanziario globale.
Fonte: DeFiLlama, al 30.06.2026
Le stablecoin sono asset digitali emessi da soggetti privati e concepiti per mantenere un valore stabile. Nella maggior parte dei casi sono ancorate al dollaro USA con un valore di 1 USD. Nel caso delle stablecoin collegate a valute tradizionali, il loro valore e la loro attrattività dipendono dalla capacità dell'emittente di garantirne il rimborso al valore nominale e dalla fiducia del pubblico sia negli asset costituiti a garanzia sia nella moneta di riferimento. Nel luglio 2025, gli Stati Uniti hanno promulgato il GENIUS Act (Guiding and Establishing National Innovation for US Stablecoins Act), istituendo il primo quadro normativo federale organico per le stablecoin di pagamento.
Fonte: CoinGecko, DefiLlama, Dipartimento del Tesoro USA, Brookings, Goldman Sachs GIR, 2025
La normativa richiede una copertura 1:1 con asset liquidi di elevata qualità (quali disponibilità liquide, depositi bancari e US Treasury a breve termine), impone il rimborso al valore nominale, stabilisce rigorosi requisiti di conformità e crea regimi di autorizzazione e vigilanza chiaramente definiti. La legge vieta agli emittenti di corrispondere interessi o rendimenti ai detentori di stablecoin e chiarisce che le stablecoin conformi alla normativa non sono né titoli né commodity, fornendo una certezza giuridica che ha rafforzato la fiducia degli investitori istituzionali.
L’ascesa delle stablecoin regolamentate
All'inizio del 2026, la capitalizzazione di mercato complessiva delle stablecoin ammontava a circa USD 320 miliardi, in forte aumento rispetto a meno di USD 50 miliardi solo pochi anni prima prima, ma ancora modesta se confrontata con i circa USD 8 trilioni di depositi bancari statunitensi. Per avere un termine di paragone, la capitalizzazione complessiva del più ampio mercato delle criptoattività ha spesso superato i 2 trilioni di USD. Secondo le proiezioni degli analisti più ottimisti, il mercato delle stablecoin potrebbe crescere da cinque a dodici volte, raggiungendo una capitalizzazione compresa tra 2 e 4 trilioni di USD entro il 2030. Le stime più prudenti prevedono invece una crescita più graduale, compresa tra alcune centinaia di miliardi e poco più di 1 trilione di USD.
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~35TN USDTotal stablecoin transaction volumes reached in 2025
Nel 2025, il volume complessivo delle transazioni in stablecoin ha raggiunto circa USD 33-35 trilioni. Questi dati complessivi sono però dominati dalle transazioni legate al trading di criptovalute: si stima che nel 2025 i flussi effettivamente riconducibili a pagamenti connessi ad attività del mondo economico reale siano stati di appena USD 390 miliardi – una quota minima dei volumi lordi, e trascurabile rispetto ai sistemi di pagamento tradizionali come Visa o Mastercard. L'utilizzo delle stablecoin rimane fortemente concentrato nella negoziazione di criptovalute e nel loro impiego come sostituto del dollaro digitale o riserva di valore offshore, in particolare nei mercati emergenti. Circa il 98% delle stablecoin è denominato in dollari, e si ritiene che due terzi delle posizioni siano detenute da soggetti privati nelle economie emergenti.
Una adozione diffusa delle stablecoin nei mercati emergenti rafforzerà probabilmente il predominio internazionale del dollaro USA. Le stablecoin consentono di accedere agevolmente alla liquidità in dollari al di fuori degli Stati Uniti, riducendo gli ostacoli all'uso transfrontaliero della moneta statunitense e bypassando i canali bancari tradizionali. Ciò può, da un lato, indebolire le valute locali (attraverso pressioni derivanti dalla fuga di capitali o scostamenti dalla parità), e, dall’altro, estendere ulteriormente la diffusione del dollaro.
Le stablecoin possono complicare, e persino indebolire, la trasmissione della politica monetaria. Uno spostamento su larga scala dai depositi bancari verso stablecoin non remunerate potrebbe aumentare la dipendenza delle banche dalla raccolta all'ingrosso e, in alcuni casi, accentuare la trasmissione delle variazioni dei tassi di riferimento. Allo stesso tempo, le stablecoin non remunerate attenuano l’efficacia del canale dei tassi d'interesse, poiché le variazioni dei tassi di riferimento non incidono direttamente sui detentori. Nei mercati emergenti, un utilizzo su vasta scala delle stablecoin in dollari rischia di accelerare la «dollarizzazione effettiva», nell’ambito della quale tali strumenti iniziano a fungere da mezzo di scambio e unità di conto. Ne conseguirebbe una erosione della sovranità monetaria locale e un indebolimento dei meccanismi interni di trasmissione della politica monetaria.
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~390BN USDActual payment-related flows for real-world economic use estimated in 2025.
Source: CoinGecko, DeFiLlama, US Treasury, Brookings, Goldman Sachs GIR, 2025
Le stablecoin occupano oggi una posizione unica all'intersezione tra asset digitali, mercato dei cambi, infrastrutture di pagamento e politiche pubbliche
Le implicazioni delle stablecoin per le finanze pubbliche sono contrastanti. In termini positivi, gli emittenti di stablecoin detengono oggi US Treasury per un valore di circa USD 200 miliardi, collocandosi complessivamente al 18° posto tra i maggiori detentori di debito pubblico statunitense a livello mondiale. Una adozione diffusa delle stablecoin potrebbe sostenere la domanda di debito pubblico e ridurre moderatamente i costi del finanziamento sovrano, offrendo ai governi un limitato margine di manovra fiscale aggiuntivo. In termini negativi, se le stablecoin dovessero sostituire in modo significativo il contante fisico, i proventi da signoraggio (i ricavi che i governi ottengono dall'emissione di moneta) si sposterebbero dalle banche centrali agli emittenti privati di stablecoin. Inoltre, le blockchain pubbliche possono facilitare fenomeni di evasione o elusione fiscale, mentre improvvise corse al rimborso delle stablecoin potrebbero determinare vendite forzate degli asset di riserva – principalmente US Treasury – causando potenzialmente turbative di mercato e imponendo costi per le finanze pubbliche.
La rapida ascesa delle stablecoin statunitensi, accompagnata dal forte sostegno dell'amministrazione Trump, ha suscitato interrogativi e preoccupazioni in Europa. Le stablecoin denominate in euro rimangono marginali, con una capitalizzazione di mercato inferiore a EUR 500 milioni. Mentre gli Stati Uniti hanno adottato un quadro giuridico permissivo, l'UE ha intrapreso un percorso decisamente più rigoroso e più prudente con il regolamento sui mercati delle criptoattività (MiCA, Market in Crypto-Assets, 2024-25), che attribuisce priorità alla stabilità finanziaria e alla salvaguardia della sovranità monetaria dell'UE.
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98%RoughlyShare of stablecoins denominated in USD
L’euro digitale
Il predominio in Europa delle stablecoin garantite dal dollaro e il loro potenziale impatto sulla sovranità monetaria hanno spinto la Banca Centrale Europea (BCE) a esprimere preoccupazione. In risposta, la BCE ha proposto l'euro digitale come alternativa alle stablecoin nell'eurozona. L'euro digitale è una moneta digitale di banca centrale (CBDC) concepita per consentire al pubblico di accedere a denaro elettronico di banca centrale, affiancandosi al contante tradizionale. Il suo obiettivo principale è garantire che i cittadini continuino ad avere accesso a moneta pubblica priva di rischio, in un contesto in cui i pagamenti sono sempre più digitali, l’utilizzo del contante è in diminuzione e i pagamenti al dettaglio sono spesso dominati da fornitori di servizio privati, frequentemente non europei.
I principali obiettivi dell'euro digitale sono preservare il ruolo dell'euro quale àncora monetaria e salvaguardare la sovranità monetaria. L'iniziativa mira inoltre a promuovere una maggiore concorrenza e innovazione nel settore dei pagamenti, favorire l'inclusione finanziaria e garantire che i servizi di pagamento di base restino ampiamente accessibili e a costi contenuti. La BCE emetterebbe la moneta digitale, mentre le banche commerciali e i fornitori di servizi di pagamento si occuperebbero della distribuzione, dell'acquisizione e attivazione dei clienti (onboarding) e dei servizi destinati all’utente finale, quali carte e app mobili.
Da un punto di vista economico, l'euro digitale potrebbe offrire diversi vantaggi. Fornirebbe uno strumento di regolamento sicuro e standardizzato, con un'ampia distribuzione, contribuendo a mantenere la fiducia nella moneta di banca centrale nell'era digitale. Potrebbe inoltre ridurre i costi dei pagamenti, rafforzare la resilienza del sistema dei pagamenti introducendo un canale di pagamento aggiuntivo e diminuire la dipendenza da infrastrutture di pagamento non europee. Come ha sottolineato Piero Cipollone della BCE in un recente discorso³: «Quasi due terzi delle transazioni con carta di pagamento nell’eurozona vengono elaborate da aziende non europee, mentre 13 Paesi dell'eurozona dipendono interamente da circuiti di carte internazionali o soluzioni mobili per i pagamenti nei punti vendita»
Anche l’euro digitale solleva preoccupazioni per quanto riguarda la stabilità finanziaria. In periodi di tensione sui mercati, le famiglie potrebbero spostare rapidamente fondi dai depositi bancari agli euro digitali, con il rischio di amplificare potenzialmente le corse agli sportelli e di aumentare i costi di raccolta delle banche. Per attenuare tali rischi, il modello attualmente allo studio prevede limiti individuali di detenzione e potrebbe includere una remunerazione differenziata per scaglioni o nulla rispetto ai depositi bancari tradizionali, misure fondamentali per conciliare gli obiettivi di innovazione, efficienza e stabilità finanziaria.
Stati Uniti e Europa: due percorsi verso la moneta digitale
Sebbene sia le stablecoin sia l'euro digitale rappresentino importanti passi avanti nell'evoluzione della moneta, è improbabile che queste innovazioni sostituiscano integralmente gli attuali sistemi di pagamento nel prossimo futuro. La divergenza tra Stati Uniti ed Europa è evidente. Gli Stati Uniti si sono mossi più rapidamente, abbracciando le stablecoin emesse dal settore privato e favorendone una rapida diffusione, mentre l'Europa ha adottato un approccio più prudente e centralizzato, con l’introduzione dell'euro digitale prevista per il 2029. Questa differenza nei tempi e nell’impostazione riflette dibattiti più ampi sulla sovranità monetaria e sulla stabilità finanziaria. Inoltre, la diffusione delle valute digitali e delle stablecoin è strettamente connessa al dibattito sugli strumenti di politica monetaria non convenzionali, come l’«helicopter money» poiché entrambe mettono in discussione i meccanismi tradizionali di distribuzione della liquidità e di sostegno all'economia.
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2/3Part of euro area card-based transactions processed by non-European companies
| Unione Europea | Stati Uniti | |
| Obiettivo | Stabilità finanziaria, sovranità digitale | Mantenimento del predominio del dollaro, innovazione privata |
| Politica | Rigorosa | Permissiva |
| Orientamento sulle CBDC | Euro digitale: priorità elevata, considerato essenziale per l'autonomia | Scettico: i recenti cambiamenti politici hanno declassato la priorità alle CBDC per i detentori retail, concentrando l’attenzione sulle stablecoin |
| Approccio al rischio | Elevata preoccupazione per le stablecoin private che potrebbero diventare «too big to fail» | Mira a sfruttare le stablecoin per sostenere la domanda di US Treasury |
Horizon 2026
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*Topographies of Fragility
Presentazione della serie
La serie Topographies of Fragility nasce da una ricerca, portata avanti per tutta la vita, di luoghi nella natura capaci di offrire spazi di contemplazione, silenzio e radicamento emotivo, paesaggi che sembrano incontaminati dalla natura umana. Con il passare degli anni, tuttavia, ho acquisito una consapevolezza sempre maggiore della fragile tensione tra la loro apparente permanenza e la loro vulnerabilità di fondo.
Mentre lavoravo nel mio studio, nel tentativo di fare spazio, ho iniziato ad accartocciare alcune stampe scartate proprio dei paesaggi che avevo fotografato. Quello che era iniziato come un gesto inconsapevole ha gradualmente finito per riflettere il modo con cui spesso ci relazioniamo con la natura stessa, come qualcosa da usare, consumare e gettare via.
Poiché le fotografie sono stampate su carta ricavata dagli alberi, la stampa manipolata incarna una relazione diretta tra materiale, immagine e ambiente. Trasformando fisicamente la fotografia, trasformo metaforicamente il paesaggio stesso, invitando a riflettere sulle tracce che le nostre azioni lasciano dietro di sé. Mentre plasmiamo la natura, essa, a sua volta, plasma noi.
Fotografia
Ingrid Weyland è una artista argentina il cui lavoro, attraverso la fotografia e l’intervento materiale, esplora il fragile rapporto tra l’essere umano e il mondo naturale.
Nata in una famiglia di scultori e architetti, ha sviluppato fin da giovane una particolare sensibilità per la forma, lo spazio e la materia, influenze che continuano ancora oggi a caratterizzare la sua pratica artistica. Il suo lavoro prende avvio da incontri immersivi in paesaggi remoti, che diventano opere fotografiche successivamente trasformate attraverso interventi fisici per riflettere sulla fragilità ambientale, sulla memoria e sulle tracce durature dell'azione umana.
Le sue opere sono state esposte a livello internazionale e sono state riconosciute attraverso premi, mostre e pubblicazioni, tra cui il Saatchi Art for Change Prize (vincitrice per le Americhe), l’Ashurst Emerging Artist Photography Prize, l’Aesthetica Art Prize,una candidatura al Prix Pictet e la selezione tra i finalisti degli Hasselblad Masters 2026.