Dalla «deequitizzazione» alla «riequitizzazione»

«Riequitizzazione»: investire in un’era di ripresa delle emissioni

Per gran parte degli ultimi due decenni, gli investitori azionari hanno goduto di un potente vento a favore: il fenomeno della «deequitizzazione». In questo periodo, le società hanno riacquistato più azioni di quante ne abbiano emesse, riducendo in tal modo il volume delle azioni quotate e sostenendo i prezzi dei titoli. Quell’era sembra stia per finire.

Una nuova ondata di domanda di capitale – guidata dai campioni della tecnologia e dell’intelligenza artificiale (IA) – appare destinata a espandere l’offerta di azioni. È un cambiamento che ridisegnerà gli indici, le valutazioni e la volatilità. A nostro avviso, la «riequitizzazione» non penalizzerà necessariamente i rendimenti, ma modificherà il modo con cui gli investitori pensano al rischio e alla costruzione del portafoglio.

Dalla «deequitizzazione» alla «riequitizzazione»

Dal 2005, le società statunitensi nel complesso sono state acquirenti nette delle loro azioni. I riacquisti di azioni proprie hanno superato il volume delle nuove emissioni, determinando una progressiva riduzione del libero flottante delle azioni quotate. Il ciclo di deequitizzazione ha fornito un potente fattore di spinta con l’aumentare della domanda e la diminuzione dell’offerta.

Questa dinamica si sta ora invertendo. L’attività di buyback è scesa sotto l’emissione di azioni per la prima volta in due decenni. A nostro avviso, il 2026 potrebbe essere un anno record per le emissioni azionarie sul mercato statunitense, che potrebbero potenzialmente avvicinarsi a USD 700 miliardi. All’origine di questo nuovo ciclo vi è l’intensa domanda di capitale da parte di un ristretto gruppo di società tecnologiche statunitensi a mega capitalizzazione, impegnate nella costruzione delle infrastrutture per alimentare una nuova rivoluzione tecnologica.

Le quotazioni recenti e quelle previste nei settori spaziale, delle comunicazioni, dell’intelligenza artificiale e dei settori collegati stanno superando ogni record precedente. L’offerta pubblica iniziale (IPO) di SpaceX nel mese di giugno è diventata la più grande della storia, raccogliendo USD 75 miliardi e attribuendo alla società una valutazione superiore a USD 2000 miliardi. Startup dell’intelligenza artificiale come OpenAI e Anthropic prevedono inoltre di lanciare le loro IPO, che si prevede susciteranno una domanda eccezionale e aumenteranno ulteriormente l’offerta di titoli tecnologici ad alta crescita e alta intensità di capitale.

Il 2026 sarà probabilmente un anno record per le emissioni di azioni, USD miliardi

Fonte: Pictet Wealth Management, FactSet, Goldman Sachs Investment Research, al 09.06.2026.

IL 2027 e oltre

Prevediamo che questa tendenza alla riequitizzazione durerà per diversi anni. Considerate le dimensioni di queste imprese e il loro insaziabile fabbisogno di capitale, il volume delle emissioni azionarie potrebbe facilmente sorprendere al rialzo nel 2027 e negli anni successivi.

Il principale fattore di variabilità è rappresentato dalle vendite successive alla quotazione. La maggior parte delle società colloca sul mercato una quota relativamente contenuta del proprio capitale, mentre la parte restante viene venduta successivamente, alla scadenza dei periodi di lockup prestabiliti. Space X, ad esempio, ha collocato in borsa circa il 5% delle proprie azioni in occasione dell’IPO, lasciando il restante 95% soggetto a periodi di lockup con scadenze scaglionate nell’arco di circa un anno a seguire. Ai prezzi attuali, il 95% residuo rappresenta una potenziale offerta aggiuntiva di oltre USD 2000 miliardi. Nella pratica, è improbabile che la maggior parte di queste azioni venga immessa in tempi brevi nel mercato. Ma anche una parte modesta di tali titoli, sommata alle vendite successive relative alle altre IPO tecnologiche previste, potrebbe fare aumentare in misura significativa l’offerta netta di azioni statunitensi.

Nel breve periodo, le vendite iniziali da parte dei primi sottoscrittori delle azioni di SpaceX potrebbero essere assorbite dagli acquisti dei fondi passivi a seguito dell’introduzione del titolo nei principali indici. Con il passare del tempo, tuttavia, questa dinamica della domanda passiva potrebbe iniziare a cambiare, qualora altre IPO di società a mega capitalizzazione dovessero susseguirsi a breve distanza l’una dall’altra.

Quali sono i rischi?

Per gli investitori, il passaggio dalla deequitizzazione al riequitizzazione comporta una serie di importanti implicazioni.

  1. Aumento del rischio di concentrazione
    Le nuove IPO delle società mega cap aumenteranno la concentrazione di mercato in almeno due modi. Primo, aumenteranno il peso dei titoli statunitensi nei mercati azionari globali. Secondo, aumenteranno la concentrazione delle azioni collegate alla tecnologia negli indici statunitensi. I mercati azionari, già molto concentrati, lo diventeranno ancora di più, accentuando la loro sensibilità all’andamento di un numero ristretto di società e settori.
  2. Valutazioni degli indici più elevate
    L’inclusione di tre imprese mega cap che non producono utile eserciterà una pressione al rialzo sulle valutazioni azionarie per gli indici che includono tali azioni. Questo dovrebbe fare migliorare le prospettive di crescita a lungo termine per questi indici, ma l’impatto a breve sulle valutazioni sarà probabilmente superiore all’impatto misurabile sugli utili.
  3. Maggiore volatilità
    Gli eventi di IPO delle società mega cap e le successive offerte di azioni possono aumentare la volatilità dei mercato man mano che gli investitori rivaluteranno la composizione, la performance e i flussi di capitale dell’indice. Ad esempio, nel periodo che ha preceduto l’IPO di SpaceX, si è osservato un forte aumento della volatilità del Nasdaq, sia in termini assoluti che rispetto al VIX, un indicatore ampiamente utilizzato per misurare la volatilità del mercato azionario statunitense.

Gli investitori devono partecipare all’ondata di IPO?

Sì, riteniamo che possano farlo, ma con prudenza. Gli investitori dovrebbero essere estremamente selettivi nella scelta delle azioni di nuova quotazione da acquistare e del momento in cui farlo.

La storia offre due importanti lezioni che invitano alla cautela. Primo, la maggior parte delle IPO registra inizialmente una performance superiore al mercato. Tale sovraperformance tende tuttavia a raggiungere il picco dopo due o tre mesi per poi affievolirsi nel corso del resto dell’anno. Secondo, il profilo di rendimento tende a essere peggiore per le transazioni di maggiore dimensione. Per le IPO valutate sopra USD 3 miliardi, l’azione mediana tipicamente esprime una forte performance iniziale ma fornisce rendimenti negativi dopo sei mesi.

La maggior parte delle IPO esprime buone performance all’inizio, ma tende a perdere slancio dopo due o tre mesi

Fonte: Pictet Wealth Management, Bloomberg Finance L.P., al 31.12.2025.
Nota: sono incluse le IPO con dimensione dell’offerta superiore a USD 1 miliardo.

Questo non significa che gli investitori debbano evitare del tutto le nuove emissioni. Significa che la dimensione della posizione, la scelta del timing e la disciplina nella valutazione contano più del solito. Gli investitori dovrebbero trattare le IPO delle società mega cap come eventi speciali a rischio elevato anziché come aggiunte automatiche ad un portafoglio a lungo termine.

In sintesi

Consideriamo la tendenza alla riequitizzazione come la perdita di un fattore strutturale favorevole per i mercati azionari, piuttosto che la comparsa di un fattore avverso permanente. Una maggiore offerta di capitale azionario da parte di imprese innovative amplia l’universo delle opportunità d’investimento. Tuttavia, renderà anche i mercati più volatili, più concentrati e più sensibili all’andamento di un numero ristretto d imprese ad alta intensità di capitale. Agli investitori si raccomanda di moderare l’entusiasmo per le più recenti innovazioni tecnologiche e adottare una prudente gestione del rischio.

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