Steve Wozniak, leggenda vivente della tecnologia, analizza il panorama del settore informatico

Steve Wozniak, leggenda vivente della tecnologia, analizza il panorama del settore informatico

Sono trascorsi cinquant’anni da quando Steve Wozniak ha creato il primo computer Apple che ha cambiato il volto della tecnologia moderna. La curiosità e le intuizioni del 1976 sono rimaste immutate. L’entusiasmo nei confronti dell’innovazione è evidente: è un vulcano di idee, anche nel settore dell’intelligenza artificiale.

«Oggi qualsiasi cosa si legga ci si imbatte nell’IA», afferma. «È il tema del momento. A mio avviso, la ‘A’ di ‘artificiale’ è giusta, ma non si tratta di intelligenza. Non conosciamo il funzionamento del cervello. Non siamo in grado di decodificare i ricordi: non sappiamo esattamente che cosa siano. Che cos’è un’idea?»

Ha al suo attivo un elenco di traguardi raggiunti e di onorificenze ottenute che ne fanno una figura di spicco della tecnologia. Ciononostante, non ha perso il tono bonario e l’innata cordialità. È facile capire come ‘Woz’ – soprannominato da tutti così – sia riuscito a stimolare la creatività e l’energia necessarie per far crescere un’azienda come Apple. È convinto che la vera intelligenza debba attingere alla sfera emotiva. 

«I computer sono elaboratori elettronici. La loro è un’intelligenza algoritmica più che artificiale. Considero l’IA un insieme di super algoritmi. In alcuni campi sembra che ottenga risultati migliori dei nostri. È capace di giocare la stessa partita nove miliardi di volte – cosa che noi non possiamo fare – e poi battere un essere umano a scacchi. Ma le manca la dimensione emotiva. Opera su basi puramente matematiche, di calcolo. Si presenta bene. La versione dell’IA con la quale abbiamo maggiore dimestichezza sono i modelli di linguaggio di grandi dimensioni (LLM), in cui la tecnologia si limita a imparare ad esprimersi senza errori grammaticali. Si tende a confondere la padronanza della lingua con l’intelligenza e quindi non la si rimette in discussione. Le parole pronunciate dall’IA sembrano uscite dalla bocca di un essere umano. Perciò la gente le prende per oro colato.» 

Quel che ci dice l’IA sembra vero così come può sembrare vero un sogno. Ma come si fa a sapere se lo è?

Allora in che modo si riesce a mitigare questo effetto? «Si sente dire che occorre regolamentare l’IA. Ma come si può normare qualcosa che non si sa definire esattamente? Non ne abbiamo una comprensione profonda. La regolamentazione necessaria è essere consapevoli del fatto che è stata addestrata, risponde bene alle domande, ma non ci dirà mai precisamente da dove vengono alcune espressioni ed elementi che integra nel suo discorso. Servono riferimenti accurati. Le aziende di IA sosterranno senz’altro di essere trasparenti. Il problema è che vi è trasparenza solo nella determinazione del prezzo o nella pubblicazione di una nuova versione. Questa non è trasparenza.» 

Gli investimenti realizzati oggi nell’IA sono paragonabili alla bolla di Internet. «Anche all’epoca si è vissuta una fase di euforia come quella attuale. Ma il ritmo di cambiamento è diverso per l’essere umano. Ci vuole molto tempo perché queste tecnologie entrino a far parte del quotidiano.» 

La bolla scoppierà? «Non mi avventuro in questo genere di pronostici.» L’euforia suscitata dal boom delle dot com era giustificata – la previsione secondo cui tutto si sarebbe spostato online e sul cloud – ma la tempistica era sbagliata. «Certo, vent’anni dopo si è avverata, ma i cambiamenti culturali avvengono a un altro ritmo.» 

Mentre il resto del mondo si lascia abbagliare dal luccichio dell’IA, succedono tante cose che non finiscono sulle prime pagine dei giornali. «Sono convinto che l’informatica quantistica troverà una qualche applicazione pratica. Nessuno parla di informatica ottica che invece degli elettroni utilizza solo i fotoni, rendendo possibile un’elaborazione alla velocità della luce all’interno del microchip. È una rapidità straordinaria.»  

Fig. 1 - Addestramento incontrollato
Il numero di punti dati unici utilizzati per addestrare i modelli di importanti sistemi IA. Ogni dominio ha una determinata unità di punti dati; ad esempio, per la visione sono le immagini, per il linguaggio le parole e per i giochi gli intervalli di tempo. Ciò significa che i sistemi possono essere paragonati direttamente solo all’interno dello stesso dominio.

Tale sviluppo ha un impatto notevole sulla realtà virtuale e sulla realtà aumentata. «Si prenda l’esempio degli occhiali o delle lenti a contatto intelligenti. Si parla di un mondo in cui basta girare la testa perché la visuale cambi istantaneamente. Ciò richiede un’enorme potenza di calcolo e un’incredibile quantità di pixel. Sarebbe bello se fosse così semplice da diventare quasi impercettibile.» 

Anche nella tecnologia impiegata nella produzione delle batterie sono stati compiuti passi da gigante per rispondere all’aumento della domanda man mano che i veicoli elettrici cominciavano a sostituire quelli a motore endotermico. «La guida autonoma è interessante, ma personalmente sono scettico. Nei lunghi viaggi su strada, su un itinerario collaudato con condizioni prevedibili può essere un’ottima soluzione, per quanto non sia poi tanto diversa dal treno. Ma in città, dove tutto cambia di continuo...? Stiamo ancora aspettando una tecnologia che non rischi di ammazzarci.» Un tempo, fa notare, Tesla sosteneva che entro il 2016 avrebbe prodotto un’automobile capace di attraversare gli Stati Uniti senza conducente. «Stiamo parlando quindi di dieci anni fa. Non si è neanche avvicinata all’obiettivo. Il sistema attuale non è in grado di reagire agli imprevisti. C’è ancora tanta strada da fare. Ci vorranno nuove normative e purtroppo anche una serie di incidenti prima di capire come poterci riuscire.» 

Inoltre, benché alcuni di questi sviluppi sembrino andare nella direzione di una maggiore tutela dell’ambiente, Woz nutre perplessità circa le dichiarazioni delle aziende tech che sostengono di essere ecologiche. «Semplicemente non sono libere di esserlo. Hanno un capo a cui rendere conto che è l’azionista. Costi e ambiente sono in contrasto tra loro.» Le aziende devono non solo realizzare utili, ma anche pensare ai loro clienti. «Una volta bastava fabbricare prodotti di qualità. L’obiettivo principale era porsi al servizio dell’utente. Ora invece si preferisce il produttore all’utente, dal punto di vista sia dell’etica che della privacy. È il contrario di come dovrebbe essere, quindi è la gente a essere costretta a cambiare per adattarsi alla tecnologia. Occorre privilegiare la dimensione umana rispetto a quella tecnologica. È difficile riuscirci se si cerca di guadagnare dalla vendita di prodotti. Ma è un aspetto fondamentale, attualmente trascurato, di cui ci si occupa sempre più di rado. Alcune aziende sono migliori di altre.» Il motore del cambiamento, a suo parere, sarà l’azionariato – oppure la normativa. «Allo stato attuale, l’inquinamento viene trasferito all’estero. Per noi non è un problema contaminare Paesi che non sappiamo neanche come si chiamino. Dovrebbe essere il governo a esercitare pressione in tal senso.» 

Woz si dedica da tempo alla filantropia, alle campagne volte a incrementare la capacità informatica delle scuole e all’apprendimento attraverso l’esperienza pratica sul campo che favorisce l’innovazione. È tra i fondatori di WOZ U, piattaforma di istruzione universitaria e formazione online specializzata nell’ingegneria del software e nello sviluppo tecnologico creata nove anni fa. Che ne pensa quindi del ruolo dell’IA in questo ambito?

«Come in tutte le cose, ci sono lati positivi e negativi. Se scrivo un bellissimo articolo con l’aiuto dell’IA, imparo qualcosa? Uso il cervello? Bisogna stare attenti a non attribuirsi il merito di quel che fanno gli altri e a non limitarsi a ripetere ciò che suona bene. Quel che ci dice l’IA sembra vero così come può sembrare vero un sogno. Ma come si fa a sapere se lo è? È possibile porre una domanda e ottenere risposte a cui non si era pensato. Ma sono solo riscontri parziali. Ci si lascia prendere dalla pigrizia e non si verificano i fatti o non si pensa con la propria testa.» Allora che cosa possiamo fare? «L’IA è come un bravo reporter, ma tu devi essere il redattore, spetta a te scegliere il contenuto e la forma. Il pensiero autonomo, ecco che cos’è la vera intelligenza.» 

Cinquant’anni di esperienza nel settore gli hanno insegnato a dar prova di grande umiltà. «Il principale insegnamento che ne ho tratto è la necessità di rispettare ogni disciplina. Il marketing, la contabilità, l’attività operativa, sono tutte importanti. Non si può saper fare una cosa sola. E non dobbiamo credere che tutto giri intorno a noi. È una forma di onestà. Dire quello che si pensa davvero significa essere corretti nei confronti dei propri clienti.» 

Ritengo che lo spirito imprenditoriale sia la cosa più importante del mondo... è il segreto per creare nuova ricchezza in tutti gli strati sociali.

Mentre si profila all’orizzonte l’era dell’IA, Woz guarda con ottimismo al futuro della creatività umana. «Ritengo che lo spirito imprenditoriale sia la cosa più importante del mondo. Sentirsi capaci di creare qualcosa è sufficiente per trovare la strada da seguire. Lo spirito imprenditoriale è il segreto per creare nuova ricchezza in tutti gli strati sociali. L’economia di un Paese cresce grazie all’innovazione. C’è ancora spazio. Non tutto è nelle mani delle grandi aziende tecnologiche. Ognuno di noi ha la possibilità di scegliere. Chi, fin da bambino, è sempre stato curioso si interroga: ‘E se questo si potesse fare diversamente?’ L’IA non è capace di ragionare in questi termini. Si limita a ripetere ciò che è già stato fatto. Un essere umano invece può avere un’idea e metterla in pratica.» L’unica domanda che disorienta Woz è la richiesta di una foto pubblicitaria. «Devo chiedere a mia moglie. Lei lo saprà senz’altro.» Per quanto riguarda il quadro più ampio, la sua visione del panorama tecnologico non è mai stata così chiara.

Comunicazione di marketing

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