Se gli eredi diventano imprenditori
Il trasferimento di un patrimonio da una generazione all’altra non è una semplice questione di salvaguardia, ma costringe le famiglie di imprenditori a individuare anche l’ambito in cui il capitale dovrà sortire un effetto in futuro. Un patrimonio nato un tempo dal rischio d’impresa deve essere investito secondo regole diverse quando entra a far parte di un portafoglio.
In genere, i principali elementi costitutivi sono le azioni e le obbligazioni quotate. I mercati privati ampliano questo spettro includendo le aziende non ancora collocate in Borsa, un universo che le famiglie di imprenditori conoscono bene.
Per esperienza sanno quanto ci vuole per realizzare un percorso di crescita, di quante incognite è costellato e che il capitale di per sé non basta a creare un’impresa.
Innovazione prima della quotazione
I mercati privati comprendono categorie di investimento come private equity, private debt, immobili e infrastrutture. Offrono quindi la possibilità di acquisire partecipazioni in aziende non quotate che si trovano in diverse fasi di sviluppo e possono pertanto rappresentare una componente di un’allocazione di portafoglio orientata al lungo termine.
Non tutte le aziende valide si rivelano automaticamente validi investimenti.
All’interno di questo spettro il venture capital è una particolare forma di private equity specializzata in aziende di recente costituzione, nuove tecnologie e modelli operativi inediti. Di conseguenza, presenta un altro profilo di rischio/rendimento rispetto alle classiche strategie del settore. L’aspetto decisivo è quindi il ruolo che il venture capital è chiamato a svolgere nell’ambito del patrimonio considerato nel suo complesso e la dimensione che tale componente deve assumere rispetto alla struttura di quest’ultimo, alla liquidità e alla capacità di rischio.
In Svizzera esiste un interesse assolutamente chiaro nell’investimento precoce nell’innovazione. Nei laboratori dei Politecnici di Zurigo e Losanna vengono sviluppati robot, terapie e chip capaci di ridurre il consumo energetico. Stando allo Swiss Deep Tech Report 2026, dal 2020 al 2026 il 63% circa del venture capital svizzero è confluito nel deep tech, la percentuale più alta registrata su scala mondiale. Nel 2025 i finanziamenti si sono attestati a 2,6 miliardi di dollari, stabilendo un vero e proprio record; nell’arco di un decennio il capitale investito si è quindi quintuplicato.
Tuttavia, una tecnologia innovativa non rappresenta automaticamente un valido investimento. È possibile che lo studio di fattibilità di un prototipo dia esito negativo, un round di finanziamento subisca ritardi, una valutazione debba essere corretta.
I risultati dei fondi di venture capital presentano una distribuzione estremamente eterogenea, il capitale resta vincolato per anni. Inoltre, a causa della cosiddetta curva a J, all’inizio gli investimenti possono evidenziare a lungo rendimenti negativi prima di conseguire una crescita. La soluzione non è evitare l’innovazione, ma finanziarla prevedendo tempi, riserve di liquidità e strategie di diversificazione sufficienti.
Il ruolo svolto nel portafoglio
Il venture capital affascina per le vicende particolari che racconta: un team di fondatori eccezionale, una scoperta straordinaria in laboratorio, un mercato apparentemente sconfinato. Sono storie avvincenti. Per gli investitori però è determinante non tanto sapere quale startup ha maggiore successo quanto conoscere il ruolo svolto dal venture capital nell’ambito del portafoglio.
Una solida struttura si basa sulla diversificazione di anni di lancio, regioni, settori e gestori. Questi ultimi abbinano anche investimenti in fondi e coinvestimenti selezionati, oltre a pianificare per tempo impegni di capitale e riserve. Nel caso di una famiglia di imprenditori gioca anche un altro fattore: spesso nell’azienda si concentra gran parte del suo patrimonio e quindi proprio quel rischio d’impresa che nel resto del portafoglio andrebbe tenuto sotto controllo in maniera mirata.
Pertanto la scelta del gestore è di centrale importanza. Ad essere dirimenti non sono solo i rendimenti storici, ma anche strategie, processi decisionali, procedure di valutazione, riserve per finanziamenti successivi, governance e supporto operativo. Pictet investe nel private equity dal 1989. L’esperienza maturata – che spazia dalle varie strategie alle diverse fasi di mercato – si rivela utile per classificare i gestori specializzati e attribuire loro i rispettivi ruoli nel portafoglio.
L’ingresso sul mercato mondiale
Da tempo a livello internazionale l’attenzione è puntata sul deep tech elvetico. Sempre secondo lo Swiss Deep Tech Report 2026, nelle tornate di finanziamento di oltre 100 milioni di dollari, l’88% del capitale è estero. Ciò dimostra l’attrattiva esercitata dalla piazza svizzera, ma al contempo evidenzia una lacuna: nelle successive fasi di crescita spesso sul territorio nazionale il capitale non è sufficiente.
Di rado però la strozzatura è soltanto di natura finanziaria. Per passare dal prototipo all’azienda globale occorrono clienti industriali, esperienza in campo normativo, dirigenti specializzati e accesso ai mercati internazionali. Un bravo gestore di venture capital mette insieme tali risorse e aiuta le aziende ad affrontare transizioni difficili tra ricerca, ingresso sul mercato ed espansione.
Una rete è preziosa soprattutto se garantisce agganci con clienti industriali, dirigenti specializzati, mercati e know how specialistico. Non è fondamentale avere tante conoscenze, ma trovare il partner giusto al momento giusto.
A tale scopo Pictet mette in relazione tra loro famiglie di imprenditori, partner di investimento e fondatori e sfrutta la presenza internazionale del Gruppo per facilitare questi rapporti. Proprio sui mercati privati dove le informazioni e le possibilità di accesso non sono distribuite in modo uniforme può essere importante disporre di un network del genere.
L’accesso include anche il know how. Come vengono effettuate le valutazioni? Fino a che punto i diritti di proprietà industriale sono validi e opponibili? Quando è indicato un fondo e quando invece è meglio optare per un coinvestimento? Chi capisce questi meccanismi può soppesare meglio rischi e opportunità.
Un capitale tramandato nel tempo
Nelle famiglie di imprenditori il fatto che il capitale sia trasmesso di generazione in generazione rappresenta uno stimolo particolare per le nuove leve. Queste ultime spesso scoprono in anticipo nuove tecnologie e modelli operativi inediti, mentre la vecchia guardia porta con sé un bagaglio di esperienze nella creazione d’azienda, nelle crisi e nei finanziamenti. Nel migliore dei casi l’interesse per la tecnologia incontra la capacità di giudizio in campo imprenditoriale. Ognuna delle due prospettive può contribuire a individuare la zona cieca dell’altra.
Una componente ben circoscritta di venture capital può quindi essere una valida palestra per la famiglia. I più giovani analizzano le opportunità, incontrano i fondatori e si assumono le responsabilità in maniera graduale, i più anziani non devono giudicare in prima persona ogni tecnologia, ma condividere budget, competenze e criteri decisionali. In tal modo la governance non diventa un freno, bensì una barriera di sicurezza.
L’impegno di tutti sul fronte del venture capital può essere più proficuo di un rendimento poiché crea un linguaggio comune per il rischio, la responsabilità e l’orientamento a lungo termine del patrimonio di famiglia. Tuttavia, mostrarsi entusiasti non significa essere convinti. Una tesi di investimento può essere considerata solida solo se si sono analizzate le ipotesi, individuati i rischi, ponderate insieme e documentate le decisioni.
Per attuarla non esiste un unico modo. I fondi consentono di avvicinarsi e di avere accesso a più aziende, i coinvestimenti permettono partecipazioni più mirate, ma richiedono anche ulteriori verifiche e aumentano il rischio individuale. È essenziale che l’abbinamento selezionato svolga effettivamente il ruolo previsto all’interno del patrimonio di famiglia.
Private equity e venture capital non sono quindi un’alternativa a una gestione patrimoniale rigorosa, ma ne sono parte integrante in un’ottica di ampio respiro. Il venture capital pone in particolare l’accento su una dimensione ridotta, più rischiosa e non di facile accesso, ma maggiormente aderente alle idee da cui possono nascere nuove aziende o persino altri settori.
La Svizzera continuerà a innovare. Non tutte le innovazioni finiranno per imporsi e non tutte le aziende valide si riveleranno automaticamente validi investimenti. L’abilità degli investitori non sta quindi nel predire il futuro, ma nel costruire un portafoglio in grado di accompagnare le aziende prescelte nel loro percorso verso questo avvenire in una prospettiva di lungo termine.
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