Trovare refrigerio in un clima sempre più torrido
«Terminati!» «Scorte esaurite!» Questa estate, mentre a Ginevra la colonnina di mercurio raggiungeva valori senza precedenti, la mia affannosa ricerca di un condizionatore si rivelava inutile giacché la domanda aveva superato di gran lunga l’offerta.
Nei prossimi anni la richiesta di sistemi di condizionamento è destinata ad aumentare in maniera esponenziale per raffreddare non solo le abitazioni e gli uffici a causa dell’incremento delle temperature a livello mondiale, ma anche il numero crescente di data centre che alimenta la rivoluzione dell’intelligenza artificiale.
Per rendere possibile l’innovazione e la creazione di opportunità di investimento interessanti è necessaria una maggiore offerta.
La prima ondata di calore abbattutasi sull’Europa all’inizio dell’estate ha fatto segnare nelle grandi città temperature dai 5 ai 12 gradi al di sopra della media stagionale che, stando alle stime, hanno causato 25 000 morti. Un quadro simile si è presentato negli Stati Uniti, dove la festa nazionale del 4 luglio è stata funestata da bollini rossi e interruzioni di corrente.
I costi crescenti del caldo
Eppure, per quanto riguarda i condizionatori, l’Europa ha uno dei tassi di penetrazione di mercato più bassi del mondo, ossia meno del 25%, contro il 90% circa degli USA. Nel complesso, pressappoco il 40% della popolazione globale ne possiede uno e, secondo l’Agenzia internazionale dell’energia (AIE), circa l’80% ne ha bisogno almeno per alcuni mesi all’anno.
Questa situazione deve assolutamente cambiare. Con l’incalzare dei cambiamenti climatici, i dispositivi di condizionamento dell’aria sono considerati sempre più essenziali per la sopravvivenza e non più un confort o un lusso. Come molti di noi possono testimoniare dopo aver cercato di lavorare senza condizionatore durante la canicola, il caldo determina un calo della produttività.
Negli ultimi dieci anni eventi meteorologici estremi hanno generato costi per l’economia mondiale che si aggirano intorno ai 2000 miliardi di dollari. In mancanza di contromisure, entro il 2030 il solo aumento delle temperature sarà sufficiente a spazzare via migliaia di miliardi di produttività a livello internazionale.
Stando all’Organizzazione Meteorologica Mondiale, ogni grado in più al di sopra dei 20°C la riduce del 2-3%2.
Investire nell’adattamento puntando sui sistemi di raffreddamento
Lo scenario ottimistico relativo alle soluzioni di adattamento ai cambiamenti climatici è però altrettanto impressionante. Il Global Centre on Adaptation stima che, investendo 1800 miliardi di dollari entro il 2030, gli effetti positivi generati per economia, società e ambiente si aggirerebbero sui 7000 miliardi di dollari.
La questione dell’adattamento presenta molteplici aspetti, dalla necessità di una maggiore resilienza ai fenomeni atmosferici di infrastrutture e reti elettriche fino all’utilizzo di sensori, droni e IA per prevenire gli incendi. Tuttavia, il controllo della temperatura svolge un ruolo fondamentale: occorrono edifici e sistemi che garantiscano al loro interno la sicurezza e l’incolumità di persone, attrezzature e dati.
Il divario tra esigenze e capacità di raffreddamento è ampio. Per colmarlo in modo opportuno, senza limitarsi ad aggiungere ulteriore carico alla rete, sono necessarie soluzioni di gestione termica ad alta efficienza di nuova generazione per case, ospedali, scuole e data centre.
Gli impianti di riscaldamento, ventilazione e condizionamento (HVAC) costituiscono un vasto settore in crescita che offre numerose opportunità interessanti in termini di innovazione e investimento. Non a caso la recente quotazione in Borsa di Madison Air – per un valore di 2,2 miliardi di dollari – è stata una delle maggiori IPO industriali nella storia degli USA.
Riscaldamento e raffreddamento rappresentano fino al 60% del consumo energetico totale di un edificio. Migliorare l’efficienza in questo ambito è quindi fondamentale per conseguire gli obiettivi sia di riduzione delle emissioni di anidride carbonica che di adattamento ai cambiamenti climatici. In tutto il mondo le città capaci di integrare nelle proprie strategie di decarbonizzazione un approccio orientato alla resilienza avranno tutte le carte in regola per raggiungere i traguardi climatici prefissati, attirare capitale a lungo termine e proteggere il benessere dei residenti alla luce dell’intensificarsi della volatilità climatica.
Al contempo, l’espansione dei data centre legata all’IA sta spingendo la densità di potenza e il carico elettrico dei rack oltre i limiti che il condizionamento dell’aria di solito può sopportare, accelerando il passaggio al raffreddamento a liquido. Secondo le proiezioni, entro il 2032 il valore del solo comparto HVAC dei data centre sarà il doppio, e anche più, di quello attuale, e si attesterà su 32 miliardi di dollari3.
Insieme, la domanda alimentata dai cambiamenti climatici e dai data centre legati all’IA sta trasformando le soluzioni HVAC da categoria ciclica a tema strutturale pluriennale.
Come ha dimostrato l’estate del 2026, l’adattamento non è tanto una protezione da un’incognita futura quanto una risposta al rischio attuale. A nostro avviso, negli anni a venire le aziende capaci di creare uno strato di resilienza per l’economia mondiale, nella rete elettrica e nell’ambiente costruito, saranno sempre più richieste.
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