LifeScience: il futuro prende vita

Crescita economica e invecchiamento della popolazione mondiale accrescono la domanda di un tenore di vita più elevato e di una sempre migliore assistenza sanitaria. Al giorno d’oggi si ha l’occasione di investire sulla sanità e al contempo promuovere il benessere per tutti e a tutte le età, una responsabilità sociale dalle immense ricadute economiche.

Numerosi imprenditori di successo, radunati per l’occasione al Museo della Tecnica e della Scienza Leonardo da Vinci di Milano. Marc Pictet, managing partner di Pictet Group, nel suo intervento lo ha definito “il luogo dove tutti i sogni sono i benvenuti”. In questo posto evocativo, custode delle più grandi opere del genio italiano, Pictet Wealth Management ha organizzato una conferenza dedicata all’universo del Life Science. Crescita economica e invecchiamento della popolazione mondiale accrescono la domanda di un tenore di vita più elevato e di una sempre migliore assistenza sanitaria. Al giorno d’oggi si ha l’occasione di investire sulla sanità e al contempo promuovere il benessere per tutti e a tutte le età, una responsabilità sociale dalle immense ricadute economiche. 

LIFE SCIENCE: TRA MEGATREND E BISOGNI INSODDISFATTI

Tanti gli ospiti della conferenza, moderata dal direttore di Class Cnbc Andrea Cabrini. Dopo il saluto introduttivo di Alessandra Losito, Country Head di Pictet Wealth Management per l’Italia, e del già citato Marc Pictet che ha invitato tutti “a mantenere la mente aperta al cambiamento”, sono infatti intervenuti altri due esponenti di spicco della casa d’investimenti. Tazio Storni, Senior Investment Manager di Pictet Asset Management, ha fornito una panoramica generale sul settore della sanità in ottica futura e del perché sia un’ottima occasione d’investimento: “Noi vediamo l’innovazione come orizzonte di crescita in quest’ambito”, ha detto nel suo speech. “Una delle cose più interessanti del segmento è il fatto che è difensivo e anche quando ci sono recessioni i pazienti hanno sempre bisogno di cure”. Yann Mauron, Principal Thematics - Private Equity Pictet Alternative Advisors, dal canto suo ha identificato due grandi megatrend nel settore: “l’invecchiamento della popolazione e la cura dello stile di vita”, in un contesto che presenta “una finestra di grandi opportunità, perché stanno crescendo i bisogni insoddisfatti”.

LA VITALITÀ DELLA RICERCA EUROPEA E ITALIANA

Davanti a una platea di imprenditori, il dibattito si è poi animato sul tema della ricerca, tra qualità straordinarie e limiti del sistema italiano ed europeo nel campo scientifico e delle biotecnologie. Se infatti gli Stati Uniti sono ancora la “Mecca per chi fa innovazione, grazie a una filiera e un ecosistema completi dalla A alla Z”, come ha osservato Sergio Dompé, di Dompé Farmaceutici, “Noi europei, invece, abbiamo accumulato ritardo per anni e tutti i sistemi sanitari cercano solo di ridurre i costi”. Questo accade pur avendo, soprattutto in Italia, “un ottimo humus scientifico, grande capacità di innovazione ed entusiasmo tra i ricercatori”. Per questo Gianfelice Rocca, Chairman del Techint Group, sostiene la necessità di “trasformare questa innata capacità di innovare, in impatto reale sul mondo”, magari sfruttando l’occasione delle risorse messe a disposizione dal Pnrr. Anche Lucio Rovati, Ceo di Rottapharm Biotech, ha convenuto sul fatto che in Italia ci siano “gli scienziati più competenti al mondo”. Ma il mondo della ricerca è comunque globale e un bravo imprenditore deve “saper andare a prendere una buona idea là dove si trova”. Il Ceo di DiaSorin, Carlo Rosa, ha scelto invece di portare l’attività di ricerca dagli Stati Uniti all’Italia perché la “produttività è doppia nel nostro Paese rispetto agli Usa”, anche perché il Paese offre competenze elevate a costi molto più contenuti.

IL GAP DI FINANZIAMENTI DELL’EUROPA A CONFRONTO DI USA E ASIA

Un altro limite della ricerca europea, rispetto a quella statunitense e asiatica, è la mancanza di finanziamenti adeguati. La situazione però sta cambiando e crescono di numero e capienza i fondi pronti a investire nel settore: come Xgen Venture, fondo di Venture Capital che si concentra su società early stage. Federica Draghi, managing partner, ha detto che “il 70% del fondo è dedicato a startup italiane” poiché, quando guarda all’Italia, vede “una forte competenza nell’ambito della terapia genica e cellulare, ci sono eccellenze a livello di ricerca”. Lo è di sicuro Genenta Science, prima società biotech italiana a quotarsi al Nasdaq: uno spin off del San Raffaele di Milano che sta sperimentando una terapia genica per trattare un tumore cerebrale molto aggressivo. Il suo cofondatore e Ceo, Pierluigi Paracchi, ha spiegato la scelta di quotarsi in America poiché “Il biotech sta accadendo in due posti nel mondo: gli Usa e l’Asia. Questo fa sì che la competenza di quei mercati sia straordinaria, molto più della nostra, noi purtroppo stiamo arrancando”.  

Chi invece investe, per il momento, facendo leva sulle sue sole forze è l’azienda italiana Probiotical, forte di una esperienza di 70 anni della sua famiglia nell’ambito della creazione dei probiotici, i cosiddetti “batteri buoni”. La sua Ceo, Vera Mogna, ha osservato una grossa crescita di “questi prodotti e quindi pensiamo che sia un campo molto interessante per gli investitori”. L’azienda guarda, come trend futuro, al trattamento dell’obesità: “il microbiota intestinale si forma tendenzialmente nei primi tre anni di vita”, spiega, “e può dirci se il bambino può essere probabilmente obeso o meno”. Inoltre, evidenzia Mogna, studi clinici evidenziano che ansia, stress e disturbi del sonno possono essere collegati alla salute dei batteri intestinali. Problemi comuni a molti, specie nel post Covid, e che richiamano l’attenzione, ancora una volta, sull’importanza di investire nella ricerca. 

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