 Lang Wang SimondSenior Investment Manager, China Pictet Asset Management Ginevra
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Confucio, vissuto nel quinto secolo avanti Cristo, figura indubbiamente tra i personaggi che hanno maggiormente contrassegnato la civiltà cinese. Uno dei suoi proverbi, "la gloria più grande non è non cadere mai, ma risollevarsi dopo ogni caduta", descrive perfettamente la filosofia con cui l'investitore deve avvicinarsi alle azioni cinesi in un'ottica vincente a lungo termine.
In effetti, il finanziamento della crescita delle imprese cinesi può rivelarsi poco remunerativo e addirittura causare perdite per l'investitore poco attento. Ad esempio, dal 2003 la capitalizzazione borsistica dell'indice delle società cinesi quotate a Hong Kong si è moltiplicato di quattordici volte, mentre l'indice è progredito di un fattore pari a 4.
In prima analisi, questi dati illustrano la forte diluzione media di un investimento in Cina. Ma, con riferimento ai valori estremi di questo fenomeno, una strategia d'investimento nel contempo long e short lascia intravedere eccellenti prospettive. Una simile strategia total return offre anche la possibilità di neutralizzare una parte del rischio collegato esclusivamente alle rotazioni del mercato (rischio sistematico) e di procurare all'investitore una maggiore performance per unità di rischio.
Le aziende capaci di generare cashflow sufficiente ad autofinanziarsi e che traggono profitto dalla continuazione della forte crescita dell'economia cinese sono naturalmente candidate molto interessanti per la parte long di un portafoglio sulla Cina. In particolare, le cosiddette rising star, ovvero le società in grado di sorprendere i mercati con utili superiori alle attese e che presentano basse valutazioni, sono tra le più attraenti. Al contrario, le società con alte valutazioni e con utili a rischio di deterioramento sono eccellenti candidate per le operazioni di short selling.
Al di là delle considerazioni puramente quantitative, per trarre vantaggio dal caso economico cinese è necessaria una analisi minuziosa dei suoi motori di crescita, che sono in pieno mutamento. A questo riguardo, quello dei consumi privati è particolarmente interessante. Soprattutto a causa della crescita demografica, ma anche per la volontà politica di ridurre la dipendenza dalle esportazioni, i consumi privati dovrebbero passare dal 38% circa del PIL al 45% entro una decina d'anni. |
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Da qui al 2015, con una ipotesi di crescita economica conservativa del 5%, il PIL annuale pro capite della grande maggioranza delle province cinesi dovrebbe peraltro arrivare a superare il livello di 3000/4000 dollari. Questa fascia di reddito definisce la soglia media a partire dalla quale il consumatore dispone di un margine di manovra discrezionale per le sue spese.
Questo fenomeno sta già provocando cambiamenti nel tessuto economico del paese. Per scoprire le prossime Wal-Mart, Nestlé ed eBay di quel mondo rimane solo un passo da compiere. A questo riguardo, vi sono moltissime piccole società cinesi che oggi hanno margini reddituali stabili, un mix di prodotti equilibrato e un sempre maggiore riconoscimento del loro marchio. Tenuto conto del fatto che ognuna delle 23 province cinesi conta mediamente 40 milioni di abitanti, ciascuna di esse è caratterizzata da specificità esclusive degne di una nazione a sé stante, offrendo diverse opportunità d'investimento a lungo termine.
Se i cinesi sono spinti a divenire meno dipendenti dalle loro esportazioni, lo sviluppo delle infrastrutture di trasporto aereo, stradale, ferroviario o portuale continuerà ancora a ritmo sostenuto. Di concerto, anche la domanda di energia aumenterà, ma l'intensità energetica, ovvero il rapporto tra i consumi di energia e il prodotto interno lordo, dovrebbe diminuire grazie a norme più severe contro l'inquinamento. I programmi governativi tesi a favorire le energie pulite offrono inoltre altre opportunità d'investimento, sia long che short.
In linea generale, la sfida consiste nello stabilire chi diverrà l'attore dominante di un determinato settore e quali saranno le vittime. Questo approccio d'investimento è necessario per generare una performance sostenibile per le allocazioni in Cina. Oltre alla padronanza delle norme di regolamentazione in vigore nell'economia, esso richiede una conoscenza approfondita delle aziende e delle persone che le dirigono. La sua realizzazione sulla parte long può essere classificata «buy and homework»anziché «buy and hold».
La nostra esperienza ci dice che un approccio long/short al mercato delle azioni cinesi è particolarmente performante se questo viene realizzato in tre momenti. Il primo consiste nel costruire posizioni individuali long e short basate su forti convinzioni, principalmente collegate alla crescita e alle valutazioni delle società analizzate. Il secondo comprende coppie (pair) di posizioni long/short, vincitori e perdenti nell'ambito di uno stesso settore o tema particolare. L'ultimo consiste nell'estrarre la sovraperformance dei titoli rispetto al loro indice di riferimento, acquistando i titoli e vendendo l'indice allo scoperto mediante contratti a termine (future).
La Cina è ancora una delle economie che offrono agli investitori settori con potenziale molto elevato e singole aziende con scarsa copertura da parte degli analisti finanziari. Mentre l'orientamento long appare il più appropriato in considerazione delle prospettive molto favorevoli dell'economia cinese, alcune posizioni short permettono sia di stabilizzare il portafoglio in caso di turbolenze che di sfruttare ulteriori fonti di rischio per produrre performance. Analogamente alla filosofia di Confucio citata nella premessa, questo approccio dovrebbe fornire agli investitori lo strumento necessario non solo per risollevarsi facilmente dopo ogni caduta, ma anche per trarre il massimo vantaggio da uno dei casi di crescita più straordinari della storia economica mondiale. |
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